La Cucina

La cucina isolana è una cucina “povera”, ricordo di una vita difficile e dura a causa delle scarse risorse agricole, di carestie e di guerre, ma ha anche subito l’influenza della cucina napoletana, con influssi romani e francesi, data la presenza di questi nel suo territorio e la posizione di confine tra Stato Pontificio e Regno Borbonico. Il primo piatto per antonomasia sono le fettuccine sottilissime, i finifini, conditi con il ragù di carne, cotto a fuoco lento lento; altri piatti più “casarecci” sono sagne e fagioli, minestroni di legumi e di verdure, lasagne, timballi, gnocchi di patate.

Quando il fiume dava con abbondanza i suoi pesci, gamberi, trote e spinarole arricchivano la tavola degli isolani, che ora possono rifornirsi dagli allevamenti locali e poter così prepararsi gustosi spaghetti al sugo di gamberi, oppure una trota al cartoccio (o in umido o al forno) e mangiare intere, spine comprese perchè tenere, le spinarole, pesce del Fibreno.

L’abbacchio e il capretto sono le carni più gustate nei giorni di festa, cotti arrosto, a scottadito o brodettati. Il pollo con i peperoni è il piatto tipico di Ferragosto, mentre a Natale si fanno ancora le crespelle, piccole ciambelle di pasta lievitata fritta ed i susamelli, biscotti al miele con nocciole; mentre a Pasqua viene preparata nelle case la pigna, un dolce di pasta lievitata, con uvetta e canditi, ed a Carnevale la cecerchiata, piccole palline di pasta dolce fritte, tenute insieme dal miele a formare una grossa ciambella; simili, ma più grossi, sono i cecamarini preparati sempre per Carnevale.

Le verdure ed i legumi hanno sempre avuto un ruolo importante nella dieta locale, coltivati nei piccoli orti domestici; tra tutti sono da ricordare i tanni, verdura della famiglia delle rape che ha un particolare sapore deciso e amaro, esaltato dalla cottura a crudo con olio ed aglio. Un liquore tipico è la ratafià, forse di origine francese, fatta con le amarene macerate al sole per quaranta giorni nel vino rosso, con l’aggiunta, poi, di alcool e zucchero, diventa un gradevole elisir.